Indiepop.it 2005

Pubblicato da Absolutely Kosher Records, il secondo atto di Sparrow sfoggia sorprendenti corpi pop rock vestiti in tessuti orchestrali. In questo suo progetto “laterale”, Jason Zumpano ordisce con polso fermo un piccolo e verosimile reame di poco più di mezz’ora di vita, in nove piccoli mosaici sgargianti e scaltri.

Come nulla fosse, fa vestire con abiti d’altri tempi le proprie minuzie di tre accordi killer (frequente l’uso di archi, violino e violoncello), reinventando, come trovando una nuova maniera, imprevedibile eppure spontanea, insinuante.

Si recupera una freschezza sempiterna, quell’abbaglio e la fatalità dei prodromi powerpop vinilici di fine anni settanta, un’encomiabile forza melodica che mai indugia su se stessa o si ripiega: piuttosto ci appare diretta, sempre desiderosa, gravida.
È il caso di “I Wouldn’t Mind”, “This is How It’s Done”, “The Early Years”, mentre le sfavillanti sembianze di “Late Last Night” e di “Flower”, dolce tenue ballata con incipit di tromba, sono mirabili esempi di equilibrio ed eleganza, sarebbero potute appartenere ai Cardinal di Davies e Matthews.

Efficace la controparte femminile Lucy Brain, assistenza costante al nostro, attraverso liriche disagiate, una confortevole presenza reciproco asilo e sostegno.
Ma l’ambizione Jason Zumpano non esita a misurarsi coi maestri pop anni sessanta. Più avanti infatti, “So Far From Me” e “I Wouldn’t Mind” (l)ambiscono giardini soft-pop, gli stessi di The Left Banke e Curt Boettcher. Pregevolissimi poi i cori in falsetto su “Gone”, breve interludio meditabondo capace di tenere un cosmo di suggestioni.

Fabio